Il sen. Marino risponde al Forum a proposito del diritto all'acqua - "Meglio il mercato con Enti di diritto privato"
Il recente decreto sugli obblighi comunitari, attualmente in discussione in Parlamento, chiede di fatto la piena privatizzazione del settore idrico, attraverso una serie di regole che rendono le gestioni cosiddette “in house” un’eccezione limitata ad alcuni casi molto particolari.
Tale impostazione risponde a un’interpretazione molto spinta del concetto di concorrenza espresso in sede comunitaria, nonché alla considerazione generale che una gestione interamente pubblica sia incapace di garantire un servizio efficiente e di alto livello qualitativo.
Un’analisi del mondo dei servizi idrici non limitata all’Italia ci dice che in diversi paesi – in particolare laddove il settore è maturo e non si rileva un deficit cronico di investimenti - esistono gestioni interamente pubbliche in grado di fornire un servizio di qualità e di operare secondo logiche di corretta gestione aziendale. Quindi un’esclusione aprioristica del settore pubblico dalla gestione dei servizi idrici sembra a mio avviso non essere l’unica strada percorribile.
E’ altrettanto vero che spesso – in Italia forse ancora troppo spesso - il settore pubblico non possiede il know-how e i mezzi necessari per una gestione efficace ed efficiente e in questo caso gli enti locali devono poter essere liberi di rivolgersi ad operatori del settore privato. Bisogna inoltre creare dei meccanismi che impediscano un utilizzo del servizio a fini politici e di ricerca del consenso sul territorio a scapito della sostenibilità dei progetti e dell’equilibrio economico-finanziario delle società chiamate a realizzarli.
In questa ottica, quello del grado di “privatizzazione” dei servizi idrici è un falso problema, purché sia garantita la qualità del servizio, la tutela dei cittadini meno abbienti, l’autosufficienza economica degli operatori e – fondamentale - un adeguato livello degli investimenti da realizzarsi principalmente attraverso il concorso della tariffa e, laddove esistano le condizioni, attraverso finanziamenti o cofinanziamenti pubblici a fondo perduto o a tassi di interesse agevolati
Devono essere quattro i punti imprescindibili per la reale crescita di questo settore:
1) Creazione di un’Authority nazionale con ampi poteri, sulla falsariga dell’Authority per l’energia e per il gas (AEEG), che sia in grado di svolgere il ruolo di arbitro indipendente, a tutela dei cittadini e dei soggetti gestori;
2) Aggiornamento o superamento del cosiddetto “Metodo Normalizzato” per il calcolo della tariffa, oramai fermo al 1996;
3) Gestione del servizio con criteri di efficienza, efficacia ed economicità, attraverso società per azioni, siano esse a totale controllo pubblico, a totale controllo privato o miste, in funzione delle scelte dei consorzi di comuni che danno in affidamento il servizio;
4) Compartecipazione del settore pubblico alla raccolta dei finanziamenti necessari alla realizzazione degli investimenti necessari al settore, anche attraverso l’emissione di obbligazioni o analoghi strumenti finanziari garantiti dal settore pubblico stesso.
In tale quadro deve sempre essere garantita la tutela delle fasce più deboli, attraverso adeguati meccanismi che, in piena trasparenza, consentano comunque il rispetto del meccanismo di recupero dei costi del gestore, come previsto dalla Legge Galli del 94.
Sen. Ignazio Marino
Candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico
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Prendiamo atto che il sen. Marino non ha risposto alle proposte precise e motivate del Forum dei Movimenti dell'Acqua schierandosi anche lui a favore di una proprietà e gestione di questo Bene Comune mediante Enti di diritto privato, anche se sotto il cappello mistificatore delle SpA "pubbliche".
