ACLI Arezzo: i privati fanno acqua per fare cassa
Arezzo, 2 dicembre 2009 - Arezzo è stata la prima città italiana a privatizzare il servizio idrico nel 1999 con esiti molto negativi per i cittadini.
Il modello Arezzo è un disastro, con le tariffe più care d'Italia, gli investimenti tra i più scarsi d'Italia, l'aumento dell'esposizione debitoria verso le banche, il ruolo della parte pubblica letteralmente annullato a tutto vantaggio del socio privato, le bollette che mostrano profili di illegittimità, i cittadini che protestano e che, per tutelarsi, ricorrono alle vie legali, facendo ingrossare il contenzioso giuridico.
La società Nuove Acque sbandiera risultati favolosi, ma la realtà è che le tariffe più alte d'Italia non riescono a coprire gli investimenti tra i più bassi d'Italia.
E per la serie "non c'è limite al peggio", si estende la privatizzazione a tutto il paese, compiendo un atto grave, che sarà duramente pagato dalle tasse dei più deboli della popolazione: una scelta che fa acqua da tutte le parti per fare cassa.
Come Acli siamo convinti che l'acqua sia un bene comune e non un bene economico, oggetto di profitto; un diritto universale e non una merce soggetta alle leggi di mercato; una risposta sacra per la vita e non una fonte di privilegio e di guadagno.
ACLI Arezzo
