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Un Natale troppo caldo

Roma, 25 dicembre 2009. Volete davvero sapere la cifra di questo Natale 2009 ? Eccovela : ieri sera ero in cucina, con i termosifoni spenti, in maniche corte a cucinare il pesce per la cena di Natale. E sul braccio la bolla di una puntura di zanzara.

Milioni di italiani hanno bivaccato negli aeroporti pur di passare il Natale al caldo delle spiagge del sud, ma se avessero aspettato qualche ora non avrebbero avuto necessità di muoversi. Ci sono spiagge della sicilia dove il caldo ha toccato i 27 gradi e la gente si è messa in costume da bagno. Gli esperti si affannano a spiegare che è tutto normale, che ogni tanto succede, ma la verità è che siamo alla catastrofe ambientale. Piogge torrenziali, fiumi e laghi che straripano, coste dardeggiate da onde da maremoto, e il caldo inquietante che avvolge tutto. Dire buon Natale ? No0n mi viene in mente.

Questo va oltre i cerotti di Berlusconi e della nostra povera repubblica. Va oltre i licenziamenti, le veglie in fabbrica di chi perde il lavoro. Se non risolviamo "questo problema", presto non ce ne saranno di altri. L’Italia per altro è nel novero dei paesi – non ci facciamo mai mancare niente quando si tratta di primati negativi – che più saranno sconvolti dai cambiamenti climatici. Ah beh, ma siamo tranquilli, abbiamo un ministro dell’ambiente come la Prestigiacomo, che ha detto no a Kioto, alla 202020 e poi ha detto sìalle centrali a carbone e al nucleare. Abbiamo un governo ad altissima sensibilità ambientale, che brucia i rifiuti senza dividerli e pretende anche di essere ringraziato.

Entro questo decennio, forse anche prima se continua quest’andazzo, dovremo far fronte al problema dell’immigrazione climatica, e non sarà uno scherzo. Ci stiamo fumando la Terra come una sigaretta dopo pranzo e non ci rendiamo conto che è l’ultima sigaretta. Dovremo, non potremo, dedicare le nostre migliori energie e risorse a una generalizzata riconversione ambientale, che sappia sfruttare le energie rinnovabili ridisegnando completamente l’intervento umano nelle città, l’organizzazione del lavoro, la vita quotidiana insomma. E invece facciamo il piano casa per fare esplodere ancora di più il dissesto urbano, apriamo centrali a carbone, costruiamo giganteschi ponti sul nulla.

Non so per quanto tempo ancora saremo così ciechi. Se la politica non si interesserà all’ambiente ne resterà sepolta.

Stefano Olivieri

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