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L’età dell'oro dietro l'angolo

Roma, 3 gennaio 2010 - Fra tre giorni l’Epifania che tutte le feste si porta via. Restituendoci ben inteso un presidente del consiglio determinato a dare la spallata conclusiva a quel che resta della Costituzione e della democrazia. Vabbè, abbiamo visto tutto, vedremo anche questa, se la lotta si fa dura non sarà a tirarsi indietro per primo quel gran pezzo d’Italia che sulle barricate lo è già da un pezzo e ci ha fatto il callo alle cattive notizie.

Eppoi non tutto il male potrebbe venire per nuocere. Mi ricordo una storiella raccontata in un libro di De Bono, quello del pensiero laterale. C’era una volta un sarto, che era molto depresso perché al suo laboratorio le cose non andavano bene. I suoi commessi erano scortesi con i clienti e gli rubavano la stoffa, tutto era sottosopra e alla fine di ogni giornata di lavoro l’uomo pensava al fallimento. Qualcuno gli consigliò di consultare il vecchio saggio della montagna, che dava sempre i migliori consigli a tutti e così il sarto si mise in cammino per raggiungerlo.

Il saggio ascoltò in silenzio il lungo racconto dell’uomo e alla fine sentenziò : “ Prendi un vecchio caprone e portalo nel tuo laboratorio”. Il sarto restò disorientato da questa risposta, ma decise ugualmente di dare retta al vecchio saggio. Comprò un vecchio caprone e lo portò a forza dentro il suo laboratorio, ma nel giro di due, tre giorni, l’animale cominciò a mangiare e a insozzare tutti i tessuti, fece scappare commessi e clienti e lasciò il suo padrone in preda alla più cupa disperazione. Il sarto decise di tornare sulla montagna a chiedere consiglio, e stavolta il vecchio saggio gli disse : “ Liberati dal caprone”.

L’uomo non se lo fece ripetere due volte. Tornò al laboratorio e diede la libertà al caprone, poi si rimboccò le maniche e dopo una settimana di lavoro riuscì a far ritornare tutto a posto. Ora era rimasto solo, senza stoffe, senza commessi e senza clienti, ma il laboratorio era pulito e lui si sentiva dentro una gran voglia di ricominciare. Era tornato come prima, anzi probabilmente peggio di prima, ma si sentiva in paradiso.

E’ probabile, malgrado le immense difficoltà che stanno attraversando il nostro paese e la nostra democrazia, che noi quel vecchio caprone non lo abbiamo ancora portato in casa nostra. C’è un pezzo d’Italia che spende e spande e l’altra metà, seppure in difficoltà, annega l’incipiente miseria nella febbre dei saldi di fine stagione. Ci serve evidentemente un caprone molto irrequieto e puzzolente per ricondurci alla ragione, per farci esplorare ben bene il fondo del pozzo in cui siamo finiti. Diceva Montanelli, in una sua memorabile intervista, che di tutte le Italie da lui conosciute nel corso della vita quella di Berlusconi era stata certo la peggiore. La definì “la feccia che risale il pozzo”. Dovremo rimboccarci le maniche come il sarto della storiella, ma potremo ripulire tutto soltanto quando la feccia del caprone ci avrà fatto risvegliare con il suo fetore dal sonno in cui siamo caduti. L’età dell’oro in realtà è dietro l’angolo, ma non sarà la politica a farci trovare la strada. La via giusta la dobbiamo esplorare dentro di noi e fra di noi, e solo quando su questa strada ci ritroveremo tutti insieme potremo essere certi che, malgrado le macerie attorno, da quel momento in poi comincerà la terza repubblica.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

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