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A Cosenza i ROM possono restare: il Tribunale annulla il decreto del Prefetto

Cosenza, 15 novembre 2009. L’1 ottobre 2009, il Prefetto di Cosenza aveva emesso un provvedimento di allontanamento dallo Stato nei confronti dei Rom appartenenti alla comunità romena cosentina (un totale di circa 90 individui, compresi donne, bambini, anziani e malati).

Ai rom si contestava – secondo la legge 30 del 2007, come modificata dal decreto legislativo n.32 del 2008, che prevede l’allontanamento di cittadini comunitari per motivi imperativi di pubblica sicurezza – di non essere in grado di indicare la data di effettivo ingresso in Italia, di non poter dimostrare mezzi leciti di sostentamento e di vivere nel territorio italiano senza alcuna dimora effettiva, motivi per i quali gli stessi rom avrebbero costituito “una minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona ovvero all’incolumità pubblica, rendendo incompatibile la civile convivenza”.

Dopo l'allarme lanciato dall'associazione locale La Kasbah, il Gruppo EveryOne aveva chiesto al Prefetto di Cosenza che aveva denunciato il caso, di ritirare il provvedimento, appellandosi altresì alla magistratura affinché i “decreti-fotocopia” rilasciati dalla Prefettura venissero dichiarati illegittimi nel caso in cui non venissero ritirati in autotutela. La campagna delle organizzazioni per i Diritti Umani raggiungeva tutti i politici e le autorità di Cosenza e della Calabria, ottenedo ampioe spazio sulla stampa locale.

Nel frattempo, La Kasbah, insieme ad altre associazioni locali e a un team di avvocati dell'ASGI, inoltrava un ricorso contro il provvedimento e, assieme a EveryOne, lanciava una petizione che raggiungeva l’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani e importanti personalità delle Istituzioni europee.

Oggi giunge la conferma che il Tribunale di Cosenza, riunitosi in camera di consiglio, ha respinto il provvedimento di allontanamento forzato, accogliendo il ricorso e consentendo alle famiglie Rom di permanere nella città di Cosenza senza alcuna restrizione. “Le circostanze” dei Rom romeni cosentini, “seppur indicative di una precarietà delle condizioni di vita, non configurano la minaccia ai valori primari della convivenza” nei termini indicati dalla legge. “Il provvedimento impugnato” scrive ancora il Giudice di primo grado, “è viziato da violazione di legge” e “pertanto va accolto il ricorso, con conseguente annullamento del decreto impugnato”.

“Si tratta di un’importante vittoria del Diritto ma soprattutto dei diritti umani” commentano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne. “La decisione del Giudice conferma ciò che da anni, assieme alle altre organizzazioni umanitarie, andiamo denunciando: che in Italia la condizione dei Rom è tragica, e soprattutto non dipende dalla loro volontà bensì da un’ormai diffusissima discriminazione a tutti i livelli della società che li costringe a vivere come reietti, senza diritti, assistenza e tutele di alcun tipo. Accogliamo con entusiasmo la decisione del giudice, unendoci alla soddisfazione de La Kasbah, che si è fatta portavoce di un’ideale di civiltà, insieme all’ASGI e a tutte le associazioni locali che hanno contribuito a ristabilire il principio di uguaglianza, quotidianamente calpestato da istituzioni e autorità in più parti d’Italia. Ringraziamo però in modo particolare” proseguono gli attivisti del Gruppo, “il giudice del Tribunale di Cosenza Vincenzo Di Pede, che ha saputo con fermezza respingere un provvedimento lesivo delle libertà fondamentali di intere famiglie, già provate dalla persecuzione. Un atto che certamente costituirà a Cosenza, come in molte altre città italiane, un prezioso precedente contro gli abusi di istituzioni e autorità di pubblica sicurezza nei confronti dei più deboli”.

Il Gruppo EveryOne, che è vicino alla comunità Rom romena cosentina, auspica che ora sia il Sindaco di Cosenza a muovere un passo a favore dell’inclusione di queste famiglie, desiderose di inserirsi nel contesto sociale, scolastico e lavorativo cittadino, contribuendo a fornire loro l’assistenza necessaria a garantire un migliore tenore di vita: fornendo un alloggio dignitoso alle famiglie e mettendo in campo un progetto di inserimento lavorativo per i capi-famiglia, anche per i lavori più umili.

“Siamo disponibili,” concludono Malini, Pegoraro e Picciau, “a unire la nostra esperienza a quella de La Kasbah e delle associazioni locali per assistere l’amministrazione comunale cosentina nella strutturazione di un progetto concreto, che miri alla salvaguardia delle famiglie e alla piena realizzazione in società di ogni suo componente come cittadino”.

Vedi i verbali del Tribunale di Cosenza: http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2009/11/14_Cosenza._I_Rom_possono_restare.html

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