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Mario Tobino, il poeta della libertà di essere altre menti

mario tobino

Tra le brume di Maggiano in lucchesia c'è un complesso architettonico posto su un piccolo colle della piana ad ovest della città, conosciuto come Complesso di Fregionaia e che una volta ospitava l'ospedale psichiatrico di Maggiano. Abbandonato da anni è stato oggetto di un intervento di recupero storico, architettonico e ambientale, vista la monumentalità e complessità dell'organismo edilizio, che data il primo impianto nel 560.

Chiuso da anni, il manicomio dove ha vissuto e scritto e lavorato Mario Tobino, a Maggiano è stato a lungo in totale abbandono. Adesso, a pochi mesi dal centenario della sua nascita (1910-2010), quelle stanze vengono ristutturate dalla Fondazione che porta il suo nome e diventeranno un centro studi e un museo.Tra pochi mesi vi sarà l'inaugurazione.

Questo è il ricordo di chi lo ha conosciuto di persona.
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Ricordo di un poeta dell'anima delle altre menti.

La notiza del restauro del manicomio di Maggiano apre una pagina del mio cuore e mi fa ricordare una persona straordinaria
Ne voglio condividere con voi un pezzetto.
Trovo che la figura di Mario Tobino sia stata ingiustamente dimenticata. Un grande scrittore certo, grandi romanzi, arguti commenti a Dante, ma prima di tutto un grande uomo ed un medico di straordinaria umanità.
Il manicomio di Lucca è sempre stato un oasi di diversità, molto prima della legge Basaglia.
Ho conosciuto fin da piccola diverse persone che lavoravano in manicomio, e ho sempre sentito raccontare come la gestione fosse impostata in modo rivoluzionario.
La gestione della quotidianità con percorsi di vita attivi e condivisi, fuori e dentro il carcere. Il modo naturale con cui Tobino aveva coinvolto gli abitanti dei dintorni facendoli partecipi della vita del manicomio.
Come ben sapete molti erano stati ricoverati in anni in cui bastava una minima alterazione perchè le famiglie si liberassero di figure ingombranti da gestire. Ed ecco queste persone Tobino le integrava nelle famiglie dei dintorni di giorno, per compagnia o anche per fare piccoli lavori di casa o nei campi, restituendo loro una dignità di donne e di uomini, non più abbandonati in una stanza o in un cortile a veder scorrere giorni vuoti.
La mia cara amica Odette (ora è in America al seguito di un marito medico americano incontrato per un intervista ) viveva lì vicino, e ancora mi ricordo i pomeriggi con la Mariuccia che faceva il pane di patate al venerdì e lasciava un po di pasta per noi che aspettavamo golose che ce la friggesse per merenda.
Ed ecco il manicomio aperto, le feste condivise con la popolazione..... e molte molte altre cose che rendevano quel mondo davvero diverso dai manicomi lager.
E Tobino lo scittore, un uomo famoso allora, c'era stato anche il film della Cavani, ma così disponibile da ricevere con entusiasmo questa studentessa liceale di 17 anni che aveva letto i suoi libri e voleva approfondire, capire di più.
Mi ha dedicato tre pomeriggi, in quello studio dentro al manicomio, con i suoi matti.
Anche le parole matto e manicomio posso essere pronunciate con affetto e dignità
Tobino è una delle persone che mi hanno insegnato tanto.
E mi vergogno di averlo dimenticato per un pezzetto della mia vita. Parlandone a voi, oggi, faccio parzialmente ammenda.

L.L.
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Chi è Mario Tobino

Nato a Viareggio. Ragazzo vivace dopo il ginnasio, per tenere a freno una certa esuberanza e sopravvenuta insofferenza agli studi i genitori lo spediscono per un anno in collegio, a Collesalvetti. Ritornato a casa inizia gli studi liceali a Massa, ma la maturità la ottiene da privatista a Pisa. Il ragazzo già al liceo leggendo Machiavelli e Dante prova una emozione grandissima, segno premonitore della sua sensibilità e attitudine nello scrivere. Il giovane dal carattere volitivo e insofferente, con una propensione agli studi umanistici legata ad una encomiabile aspirazione di aiutare il prossimo malato, decide di iscriversi a medicina all'Università di Pisa, studi che proseguirono e si conclusero con la laurea in medicina nel 1936 all'Università di Bologna.

Contemporaneamente al periodo universitario svolge un'attività letteraria sia pur limitata per il poco tempo a disposizione, pubblicando alcuni scritti su riviste aperte ai contributi dei giovani letterati, e nel 1934 con il consenso positivo della critica pubblica Poesie, la sua prima raccolta di versi. Tobino dopo la laurea viene chiamato ad assolvere il servizio militare in un primo tempo a Firenze poi come ufficiale medico nel Quinto Alpini a Merano. Tornato a casa a Bologna si specializza in neurologia, psichiatria e medicina legale, e incomincia a lavorare all'ospedale psichiatrico di Ancona. Durante la sua permanenza in questo luogo di sofferenza e di disagio compone una serie di poesie, pubblicate nel 1939 col titolo Amicizia.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale viene richiamato e inviato sul fronte libico dove rimane fino al 1942: questa esperienza è raccontata nel romanzo Il deserto della Libia (1952) da cui son stati tratti due film: Scemo di guerra di Dino Risi e Le rose del deserto di Mario Monicelli. Ritornato in Italia pubblica la raccolta di poesie Veleno e Amore, il romanzo Il figlio del farmacista e i racconti riuniti sotto il titolo La gelosia del marinaio, e riprende a lavorare in ospedali psichiatrici, prima per alcuni mesi a Firenze passando in seguito definitivamente a quello di Maggiano in provincia di Lucca.

Nel 1943 partecipa attivamente alla Resistenza contro i nazifascisti in Toscana, e dalle vicende di lotta partigiana e fratricida prende spunto per scrivere il romanzo Il clandestino. Nel dopoguerra Tobino si dedica con tutte le sue forze morali e spirituali alle sofferenze dei malati di mente, e contemporaneamente prosegue la sua attività di scrittore, raggiungendo una notorietà sempre più vasta e riconoscimenti numerosi. Muore ad Agrigento l’11 dicembre del 1991.
(fonte: http://www.litoralenet.it/cinbib4/libri.htm)

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